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la Biennale di Venezia: Archivio Storico delle Arti Contemporanee

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AN ANGEL AT MY TABLE

Premio speciale della Giuria (1990)

Partecipazioni

Venezia 47
47. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica (1990)

Supporti:

ANGELO ALLA MIA TAVOLA (UN)

ANGELO ALLA MIA TAVOLA (UN) *


TraduzioneUN ANGELO ALLA MIA TAVOLA
Titolo BiennaleAN ANGEL AT MY TABLE
Tit. distrib. ital.UN ANGELO ALLA MIA TAVOLA
Anno1990
RegiaJane Campion
SceneggiaturaLaura (III) Jones
SoggettoJanet Frame
FotografiaStuart Dryburgh
MusicaDon McGlashan
InterpretiKerry (I) Fox, Alexia Keogh, Karen Fergusson, Iris Churn, Kevin J. Wilson, Melina Bernecker, Andrew Robertt, Glynis Angell, Sarah Smuts-Kennedy, Martyn Sanderson, David Letch, William (I) Brandt
NazionalitàNuova Zelanda
LinguaInglese
Dati tecniciLungometraggio, Colore, 158 minuti, 35 mm
MontaggioVeronika Haussler
CostumiGlenys Jackson
ProduzioneHibiscus Film Ltd
DistribuzioneThe New Zealand Film Commission
Distribuzione italianaMikado Film

Sinossi: L'infanzia di Janet inizia con la scoperta dei segreti della vita, del potere del linguaggio, dei misteri del sesso. La sua adolescenza è sconvolta dall'epilessia del fratello e dalla scomparsa della sorella maggiore, morta annegata. Sentendosi insignificante e brutta, a scuola Janet si isola per rifugiarsi nel suo mondo di poesia. All'università, Janet è una studentessa timida e attenta. Incapace di affrontare la sua crescente sensibilità tenta, con poca convinzione, il suicidio. Le saranno offerti pace e conforto, ma ad un prezzo: il ricovero come schizofrenica in una casa di cura per malattie mentali. Solamente il suo successo come scrittrice la salva da un intervento sperimentale di lobotomia. Lascia l'ospedale e scrive il suo primo, straordinario romanzo. Grazie ad una borsa di studio, Janet parte per l'Europa. A Londra e Ibiza condivide timidamente il modello di vita avanguardista degli anni cinquanta. Vive con un poeta americano la sua prima storia d'amore, ritrovandosi poi ad affrontare una gravidanza indesiderata. E'in seguito costretta a lottare per sopravvivere e a scrivere in una Londra inospitale. Nuovamente ricoverata in un ospedale psichiatrico, Janet si libera dallo stigma della vecchia diagnosi quando le viene detto che non è mai stata affetta da schizofrenia. Alla morte del padre, ritorna in Nuova Zelanda, ai piaceri della sua terra, del suo lavoro, della sua immaginazione.

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