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TEMPO DI UCCIDERE

Partecipazioni

Venezia Notte
46. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (1989)


Titolo BiennaleTEMPO DI UCCIDERE
Tit. distrib. ital.TEMPO DI UCCIDERE
Anno1989
RegiaGiuliano Montaldo
SceneggiaturaFurio Scarpelli, Giacomo Scarpelli, Giuliano Montaldo, Paolo Virzì
SoggettoEnnio Flaiano
FotografiaBlasco Giurato
Aiuto regiaVera Pescarolo Montaldo
MusicaEnnio Morricone
InterpretiNicolas Cage, Ricky Tognazzi, Patrice-Flora Praxo, Giancarlo Giannini, Gianluca Favilla, Georges Claisse, Robert Liensol, Vittorio Amandola, Pao Pei Andreoli, Mario Mazzarotto, Michele Melega, Franco Trevisi
ProduttoreLeo Pescarolo, Guido De Laurentis
NazionalitàFrancia, Italia
Dati tecniciLungometraggio, Colore, 110 minuti, 35 mm
MontaggioAlfredo Muschietti
ScenografiaDavide Bassan
CostumiElisabetta Montaldo
ProduzioneEllepi Film, Italfrance, Dania Film, Surf Film
DistribuzioneDMV Distribuzione, Reteitalia s.p.a.

Sinossi: Etiopia 1936. Il giovane tenente Enrico Silvestri, tormentato da un improvviso mal di denti, si allontana dal battaglione in cerca di un medico. Un banalissimo molare dolorante e uno stupido incidente di camion segnano l'inizio di una avventura straordinaria vissuta da un uomo comune. Il camion si rovescia sul ciglio della strada, Enrico prende una scorciatoia e presto di smarrisce nella boscaglia. Qui la natura è diversa: non arida, polverosa e desolata, ma fitta di vegetazione, di aleberi che crescono e invecchiano. Incontra per caso una ragazza, la forza all'amore, la scopre tenera e dolce; per un incidente, sparando ad un animale, la ferisce e per paura la lascia morire; per nascondere la sua colpa la seppellisce. Fugge, ma le circostanze lo riporteranno continuamente in quei luoghi. Tenta di dimenticare, ma non può, anche per la continua presenza, che ritorna come un'ossessione, del padre vecchio e del fratello bambino della ragazza. Il timore di venire scoperto diventa terrore quando il tenente sospetta di essere stato contagiato dalla sua vittima e di aver preso la lebbra, e lo porta a fughe disperate, a tentativi di omicidio, al furto, allo smarrimento furioso di un animale braccato, di un uomo che non ha più difese contro il male che porta in sé. Alla fine tutto si ricompone: nessuno ha scoperto il delitto del tenente, la lebbra non lo ha infettato; nel caos rassicurante del porto di Massaua, affollato di truppe italiane che tornano in patria, il colpevole, si reinserisce con naturalezza, s'imbarca per l'Italia, lascia l'Africa.

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