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UN RAGAZZO DI CALABRIA

Partecipazioni

Venezia 44
44. Mostra Internazionale del Cinema (1987)


Titolo BiennaleUN RAGAZZO DI CALABRIA
Tit. distrib. ital.UN RAGAZZO DI CALABRIA
Anno1987
RegiaLuigi Comencini
SceneggiaturaUgo Pirro, Francesca Comencini, Luigi Comencini
SoggettoDemetrio Casile
FotografiaFranco Di Giacomo
MusicaAntonio Vivaldi
InterpretiGian Maria Volonté, Diego Abatantuono, Thérèse Liotard, Santo Polimeno, Giada Faggioli
NazionalitàItalia
LinguaItaliano
Dati tecniciLungometraggio, Colore, 106 minuti, 35 mm
MontaggioNino Baragli
ScenografiaRanieri Cochetti
CostumiCarolina Ferrara
ProduzioneItalian International Film, U.P. Schermo Video, Carthago Films

Sinossi: Siamo nel 1960. Mentre a Roma si stanno svolgendo i Giochi Olimpici, in un piccolo paese della Calabria un ragazzo sfida l'ira paterna correndo di giorno e di notte, ogni qual volta ne ha la possibilità. Il padre, Nicola, vuole per il figlio un destino migliore del suo e, sia pure a suo modo, un modo rozzo e a volte violento, tenta di far capire a Mimì che l'unica possibilità è nello studio. Tutto ciò che hanno insegnato a lui, dice il padre, è zappare la terra; e poiché oggi non sere più zappare, per poter sbarcare al meglio il lunario, lavora come inserviente in un manicomio; e spesso torna a casa con un occhio nero, risultato dei suoi scontri con i malati. Ma la passione di Mimì per la corsa è irrefrenabile. Per correre Mimì trascura anche lo studio e le varie incombenze quotidiane che gli vengono affidate, come portare al pascolo la mucca e la capra. Il padre fa di tutto affinché Mimì non pensi ad altro che a studiare, anche a costo di riempirlo di schiaffi, di chiuderlo in una cella del manicomio, di metterlo a fare un lavoro estenuante. Ma il ragazzo ha due alleati: la madre, che pur senza osare ribellarsi apertamente al marito vorrebbe che il figlio potesse coltivare la sua grande passione; e Felice, un anziano guidatore di corriera, sciancato dalla nascita ma appassionato di corse, che incoraggia il ragazzo. Abebe Bikila, il campione abissino suo idolo, vince le Olimpiadi e Mimì, nel seguirne la corsa sul televisore di una famiglia ricca, attraverso la finestra aperta, sogna di essere al suo posto. Il ragazzo corre senza stile e non sa dosare le sue forze, ma ha tali doti naturali da vincere una gara locale, un fatto decisivo che lo spinge a perseguire il suo scopo con ancora maggior accanimento di prima. Il padre finirà per arrendersi all'evidenza. Mimì potrà così partire per Roma e disputare i Giochi della Gioventù. La sua prima vera vittoria, consacrata da tutti i crismi della regolarità, prelude ad un futuro di trionfi sportivi del tenace ragazzo di Calabria.

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